Ti porto io.

La locandina del film

Un documentario sul valore vero dell’amicizia sbanca nei cinema.

 

Tutto ha inizio quando Patrick accetta una proposta pazzesca: portare il suo migliore amico Justin, costretto a vivere su una sedia a rotelle, per tutti i famosi 800 chilometri del Cammino di Santiago. Il risultato? Un film documentario, unico nel suo genere, che illustra la loro impresa, il loro pellegrinaggio. Negli ultimi anni, a partire da quello girato dagli Sheen padre e figlio, sono diventati numerosi. Ognuno però ha affrontato il tema da prospettive differenti. Nessuno però aveva raggiunto l’originalità di questo il cui titolo originale suona molto più efficace di quello italiano.
Ti porto io fa infatti pensare immediatamente a quel percorso di centinaia e centinaia di chilometri fatto non solo di strade normali ma anche, e soprattutto, di sentieri sterrati e sassosi, di salite, di sole ma anche di pioggia e di fango.

C’è tutto questo nel viaggio di questi due amici ma c’è anche molto di più. Perché a un primo sguardo si potrebbe pensare a un’impresa da Guinness dei Primati visto che, per quanto se ne sa, nessuno ha mai percorso quella distanza spingendo una sedia a rotelle. Invece il traguardo che progressivamente i due vedono profilarsi dinanzi a loro è quello di una riflessione complessiva sulle loro esistenze e, in senso più ampio, sulla vita in generale.

I due si conoscono fin dall’infanzia, hanno moglie e figli ma quando Justin ha iniziato a soffrire di una malattia progressivamente invalidante Patrick ha iniziato con il chiedersi “Perché non a me?” La loro amicizia è divenuta più forte ma le difficoltà del Cammino hanno messo a nudo i reciproci punti intimamente più deboli. Patrick, come emerge dalle testimonianze di chi gli sta vicino e gli vuole bene, è un uomo determinato che quando si assume un incarico lo porta fino in fondo, costi quel che costi.
Anche il Cammino viene da lui affrontato con questo spirito rafforzato ulteriormente dall’amicizia. Justin comprende e apprezza il suo agire ma sente anche il peso di dover ‘essere di peso’ anche se sa che Patrick vive la situazione con totale altruismo. Entrambi, chilometro dopo chilometro, impareranno che non ci si deve vergognare a ricevere aiuto quando se ne ha veramente bisogno, sia che si soffra di una malattia sia che si stia aiutando trovandosi però allo stremo delle forze. Questo viaggio da solitari che trovano compagnia strada facendo li aiuterà anche a ripensare al loro ruolo nelle reciproche famiglie collocandolo in una nuova dimensione.

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