“Tutti in Piedi”, amore e buoni sentimenti nrll’opera prima di Franck Dubosc.

Una storia d’amore in “sedia a rotelle”. Tanti buoni sentimenti e qualche risata.

Ci vuole coraggio a giocare con il politicamente scorretto. Soprattutto di questi tempi. Il rischio è di spingersi troppo oltre, di superare le classiche regole del buongusto. Ma osare, si sa, può rivelarsi una scelta vincente.

E’ il caso di Quasi amici, una delle commedie francesi più famose degli ultimi anni. Il ragazzo delle banlieue (la periferia) incontrava un ricco paraplegico, e veniva assunto come suo “assistente”. L’obiettivo era di estorcergli un po’ di soldi, ma alla fine nasceva un legame forte, un’amicizia che completava entrambi.

Storia edificante, ottime gag, risate e riflessione: il cocktail perfetto per mettere d’accordo ogni tipo di pubblico. Anche Tutti in piedi utilizza la stessa ricetta, e mette al centro della vicenda una sedia a rotelle.

Lui è il classico uomo in carriera di mezza età, che vede la donna come una preda. È l’emblema del machismo, dell’eterno scapolo che non si vuole impegnare per godersi i piaceri della vita. E pur di “conquistare” è disposto a tutto, anche a fingersi un disabile. Invece lei non può camminare per davvero, e pensa che lui sia il suo principe azzurro.

La struttura richiama quella del cinema anni Novanta, in stile Pretty Woman. I sogni diventano realtà, i desideri di sempre finalmente si avverano. E l’amore trionfa. Ma in Tutti in piedi c’è un po’ più di pepe. Si ride, spesso a denti stretti, e non ci sono inutili pietismi. Il film, distribuito da Vision Distribution uscito nelle sale il 27 settembre dimostra che si può fare una commedia sulla disabilità. Le carrozzine galleggiano, gli amanti si stringono in un abbraccio appassionato, e il seguito si può facilmente intuire. Tanti buoni sentimenti: il buonumore è garantito. Il vero “disabile” è il protagonista, che non riesce a lasciar fluire le proprie emozioni.

Si nasconde dietro all’aria da sciupafemmine, al fascino invidiabile. Ma in fondo è solo, non accetta se stesso. Invece la sua fiamma è un primo violino, gira il mondo, è una campionessa di tennis. Lei è dinamica, spensierata, mentre lui è introverso, insicuro. I luoghi comuni si ribaltano, e sembra di assistere a una favola.

La morale è che alcune volte nella vita, per essere felici, bisogna accettare anche i limiti dell’altro. Dobbiamo essere gli artefici della nostra esistenza, cercando di essere sinceri. Le bugie lasciano il posto alle scuse, la love story a tratti commuove, e tutti vissero felici e contenti.

La comicità, mai demenziale, affonda le sue radici nell’equivoco, nelle situazioni al limite che strappano qualche sorriso. Tutti in piedi è un film leggero, pacificatorio, che intrattiene senza troppe pretese. Segna l’esordio dietro la macchina da presa di Franck Dubosc, showman molto famoso in Francia, ma poco conosciuto in Italia.

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